Comunicazione istituzionale

n. 15 - Amianto Capannoni Ex. C.A.F.

Documento informativo ufficiale pubblicato da A.S.B.U.C. Selvena per la cittadinanza.

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Amianto e Abusi su Terre Collettive: Selvena Sotto Scacco


Il caso dei capannoni in località Strada del Sorbino: tra emergenza sanitaria, illegalità urbanistica e il rischio di una "beffa" economica per la comunità. linkSELVENA (Castell’Azzara) – Un groviglio di abusi edilizi e pericoli ambientali sta scuotendo la tranquillità della frazione di Selvena. Al centro della vicenda ci sono tre corpi di fabbrica situati sulla particella 199 del foglio 26, un’area che non è un terreno qualunque: si tratta di demanio collettivo civico, terra che per legge appartiene alla collettività dei "naturali" di Selvena.

Un’eredità di cemento e illegalità

Le indagini condotte dalle autorità hanno confermato una realtà amara: i capannoni sono totalmente abusivi, costruiti negli anni '70 dalla Cooperativa CAF senza alcun permesso o titolo edificatorio. L’Amministrazione Separata Beni di Uso Civico (ASBUC), che gestisce queste terre inalienabili e imprescrittibili, ha chiarito con fermezza di non aver mai partecipato, autorizzato o approvato tale scempio. L'ente si configura dunque come un proprietario incolpevole e parte lesa, che ha visto il proprio patrimonio occupato abusivamente per decenni.

L’allarme sanitario: amianto nell'aria

Oggi quella vecchia occupazione abusiva è diventata un'emergenza per la salute pubblica. Le relazioni tecniche dell'Azienda USL Toscana Sud Est descrivono uno scenario preoccupante: le coperture in cemento-amianto (Eternit) sono in uno stato di conservazione "scadente" e precario. Sono state rilevate spaccature e frammenti già caduti al suolo, una condizione che favorisce la dispersione di fibre cancerogene nell'aria ogni volta che soffia il vento. L’area è stata dichiarata inagibile, con l'invito urgente a impedire l'accesso a persone e animali.

Il paradosso legale e il rischio "condominio"

Il nodo più intricato riguarda la bonifica. Nonostante la Cooperativa CAF sia l'unica responsabile dell'inquinamento, il Comune di Castell’Azzara ha recentemente avviato un procedimento che sembra voler addossare l'obbligo di intervento all'ASBUC in quanto proprietaria del terreno.

L’ASBUC si oppone con decisione, citando il principio per cui chi non ha inquinato non può essere obbligato a pagare per i danni causati da terzi identificati. Se l’ente fosse costretto a intervenire con i propri fondi, si verificherebbe un paradosso ingiusto: i cittadini di Selvena pagherebbero due volte. Come spiegato dall'amministrazione, accadrebbe quanto avviene in un condominio: se il responsabile non paga, le spese vengono ripartite tra tutti i condomini. In questo caso, i costi della bonifica — stimati in un preventivo recente intorno ai 10.000 euro più IVA — ricadrebbero indirettamente su tutti gli utenti della frazione, svuotando le casse del loro patrimonio collettivo.

La battaglia per la giustizia

L’ASBUC ha già diffidato il Comune dall'adottare provvedimenti che impongano oneri economici alla collettività, chiedendo invece che venga perseguito il legale rappresentante della Cooperativa CAF affinché provveda a sua cura e spese. Nel frattempo, l’ente ha richiesto l’annullamento di un vecchio decreto del 1995 che, reintegrando gli edifici abusivi invece della sola terra, rischiava di trasferire la responsabilità del ripristino proprio sulle spalle dell’ente pubblico.

La sfida ora è evitare che un danno ambientale si trasformi in una beffa economica per i cittadini, garantendo al contempo la rimozione sicura di un pericolo che non può più aspettare.